Edilizia, nel 2017 tornano a crescere gli infortuni

Edilizia, nel 2017 tornano a crescere gli infortuni

È stato presentato ieri a Roma il rapporto di attività del Cncpt sulla sicurezza in edilizia, elaborato in collaborazione con il Cresme da questo importante ente bilaterale istituito dalla contrattazione, in cui sono presenti le parti sociali. Tra i dati principali emersi, la piccola (ma preoccupante) inversione di tendenza nel numero di infortuni nel periodo gennaio-agosto 2017, con 20.039 denunce di infortunio in occasione di lavoro, l’1,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

A destare ulteriore preoccupazione il fatto che l’aumento del numero di infortuni si realizza in un contesto occupazionale ancora assai problematico. L’incidenza infortunistica, data dal numero di eventi in rapporto all’occupazione, che negli anni passati aveva registrato una forte riduzione portando il settore costruzioni al di sotto del valore medio complessivo, nei primi otto mesi dell’anno in corso sembra essere tornata a crescere, lanciando l’allarme su un possibile rapido deterioramento delle condizioni di lavoro. Se nel 2003 le costruzioni totalizzavano 63,4 infortuni per mille occupati, contro una media di tutte le attività di 43,9; nel 2016 il valore delle costruzioni è sceso a 26,3, contro una media di 28,2. Questa dinamica in calo sembra essersi arrestata, ed i dati relativi a gennaio-agosto 2017, per il settore costruzioni, indicano un valore di 14,1 infortuni per mille occupati, in crescita rispetto ai 13,8 dello stesso periodo dell’anno precedente.

Altro dato significativo, il contributo delle visite nei cantieri del sistema dei Cpt al miglioramento della situazione della sicurezza nei cantieri. L’attività di visita presso i cantieri ed i rilievi effettuati dai tecnici sulla corretta applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, oltre a fornire un importante contributo alla riduzione dell’incidentalità, ha dei risvolti pratici non trascurabili, evitando all’impresa inadempiente di incorrere in pesanti sanzioni che un controllo ispettivo avrebbe potuto infliggerle. Il potenziale sanzionatorio dei rilievi di non conformità effettuati dai CPT l’anno scorso è risultato pari ad una cifra compresa tra 184 milioni e 395 milioni di euro, molto al di sopra del costo del sistema CPT (circa 18 milioni di euro), anche nell’ipotesi di applicazione della sanzione ridotta ad un quarto (come previsto dall’ex DLgs 758/94) che porta ad un potenziale sanzionatorio compreso tra 46 milioni e 99 milioni di euro.

Il trend di diminuzione del numero dei sopralluoghi nei cantieri si è attenuato, passando dalle 38.556 visite del 2015 alle 37.452 del 2016 (la diminuzione era stata di quasi 3.000 visite nel 2015 sul 2014) e ciò fa ritenere che sarà possibile fermare

la tendenza negativa con la chiusura del 2017, anche se il processo di unificazione con le scuole edili non è ancora concluso (sono 25 gli enti che ancora si devono unificare) e sappiamo che questo, unitamente alla crisi, ha inciso significativamente con le dinamiche in corso, pur non costituendo ciò una giustificazione.

Nel dibattito presente tra le forze sociali e tra gli addetti al settore circa il ruolo, l’importanza e l’utilità della bilateralità, si inseriscono le novità introdotte quest’anno nel rapporto di attività: con l’ausilio dei dati forniti dalla CNCE (Commissione nazionale casse edili) si è analizzato l’andamento delle ore di malattia ed infortunio registrate dalle Casse edili, cioè nella parte “regolare del settore” nel corso degli anni compresi tra il 2009 ed il primo semestre del 2017. Ebbene i dati evidenziano una diminuzione, al netto della minore occupazione, sia delle ore di infortunio sia di quelle di malattia, mentre tale risultato positivo non si registra sul complesso degli occupati in edilizia. E ciò marca una differenza veramente importante tra le imprese ed i lavoratori tutelati dalla bilateralità rispetto a quanti ne rimangono fuori.

Secondo Dario Boni, segretario nazionale della Fillea-Cgil e vicepresidente del Cncpt, «con il contratto nazionale occorre dare un nuovo impulso al sistema, superandone i limiti, come quello della distribuzione delle risorse per formazione e sicurezza, e rafforzandone gli strumenti, cioè servizi efficienti, mutualità e assistenza». Per Boni, rafforzare il sistema serve anche per affrontare una grande minaccia che grava sul settore, quella della fuga dal contratto edile, un contratto più “costoso” di altri, che le imprese spesso vivono come un costo aggiuntivo ingiustificato. Una fuga che va scongiurata attraverso l’azione contrattuale, negoziale, normativa, ma anche attraverso un rafforzamento dell’attività del sistema bilaterale, volta a far comprendere che il contratto edile è “un investimento”, come innegabilmente mostrano i dati delle visite: a fonte dei 18 milioni versati dalle imprese per gli enti bilaterali, con la consulenza dei tecnici Cpt le imprese hanno messo in sicurezza i propri cantieri per un valore medio di 32 mila euro in ipotetiche sanzioni per ciascuna impresa, 21 mila euro per cantiere. A cui va aggiunto il risparmio sui costi sociali degli infortuni. E ovviamente, la salute dei lavoratori, che non ha prezzo».

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Fonte: La Stampa | Economia